Cos’è il libero arbitrio?

Se ti chiedessi cos’è libero arbitrio, probabilmente mi risponderesti: è fare ciò che si vuole, ossia ciò che in quel momento l’individuo pensa sia la cosa più opportuna, comoda, efficace, o divertente, insomma la cosa “migliore” secondo parametri personali e mutevoli, e farlo al di là di condizionamenti dell’ambiente circostante.

Allora io ti chiedo: quali sarebbero questi condizionamenti? O meglio, la tua personalità e la tua mentalità non sono frutto dei condizionamenti dell’ambiente in cui sei cresciuto e vivi? Tutte le informazioni che hai per effettuare questa o quella scelta, non sono prese dall’esterno?

Ne consegue che tutta la tua persona è in realtà determinata, e che le decisioni che prendi, attimo dopo attimo, sono il risultato di calcoli che la tua mente fa elaborando dati. E da dove vengono questi dati? Dall’esterno, ovviamente. Dal tuo interno non viene nulla.

Perché, ragazzo mio, che cos’è il libero arbitrio se non l’agire secondo un desiderio che ha preso il sopravvento sugli altri, in un dato momento?

Mi spiego meglio.

Mettiamo che tu sia indeciso su se lasciare o meno un posto di lavoro e debba fare una scelta. Ovviamente nel farla confiderai nel tuo libero arbitrio, ossia seguirai “la tua volontà“. Vediamo se è davvero così.

Cos’è l’indecisione che stai provando? È una lotta intestina tra desideri contrastanti, ad esempio in questo caso:

  • vorrei lasciare questo lavoro perché non mi piace più
  • vorrei lasciare per provare qualcosa di nuovo
  • vorrei lasciare per sentirmi realizzato in altre attività
  • vorrei rimanere per non dare preoccupazioni a mia moglie
  • vorrei rimanere per non dare un dispiacere ai miei colleghi
  • vorrei rimanere per non dover dare spiegazioni ai miei parenti

Come vedi ci sono desideri pro e contro l’azione ponderata (ossia le dimissioni), ma sei tu quello che decide, stai tranquillo.

E così giorno dopo giorno, decidi liberamente di continuare ad andare a lavoro…No!

Non è liberamente che lo decidi (dovremmo parlare del concetto di libertà per capirci meglio, ma per ora passami il termine) semplicemente perché ogni giorno il desiderio di non dover dare spiegazioni alle persone sul perché ti sei licenziato è più forte del desiderio di provare qualcosa di nuovo.

Finché la bilancia penderà verso i contro, sceglierai di rimanere in quel posto. Bada che non è un discorso di logica. Anche il pensiero logico è mosso dal desiderio di fare l’azione più conveniente.

Quando deciderai di mollare, non sarà perché sei libero dai condizionamenti esterni, ma perché uno di quei desideri, che sono comunque indotti dall’esterno, sarà diventato troppo forte. Lascerai il lavoro per tentarne un altro (quindi condizionato dall’aspettativa che ti sei fatto dell’altro lavoro, ricavata dal mondo esterno), oppure rimarrai, nonostante le spinte dei tuoi amici, per non deludere i colleghi. E se anche, in caso di impasse grave, dovessi scegliere “a caso” – anche questo può capitare – agirai secondo il desiderio di porre fine a tale stallo, oppure secondo il desiderio di somministrarti un’emozione nuova.

Che ne pensi tu? Fai davvero “tutto” quello che vuoi?